lunedì 22 novembre 2010

La dieta che procede




A 88.5 kg sono pronto per il Milano Jiu Jitsu Challenge.(http://www.milanochallenge.com/)

Non è tanto l'aver perso 62 kg che mi rende felice, ma il fatto di essere arrivato a competere agonisticamente in una disciplina dura come il BJJ.

Chi mi conosce sa che il mio traguardo ultimo, il mio sogno, sono le MMA, ciò non toglie che questa sia una tappa importantissima della mia evoluzione personale e sportiva.

Come sempre darò il massimo, Ibis Redibis non morieris in bello.

lunedì 8 novembre 2010

La preparazione: non solo fisica

Fuori piove come si deve, e io sono appena rientrato. Mi piace la pioggia perchè mi aiuta a pensare. Non credevo che Roma fosse così piovosa, ma certo è una cosa da poco conto rispetto a ciò che questa città sta facendo per me.

Se dovessi citare un celebre film, direi che sta riallineando le mie percezioni. Non ho mai avuto dubbi riguardo le facoltà divine ed energetiche dell'Urbe, non fosse per tutto quello che è nato e che è morto sulla stessa terra che io calpesto ogni giorno.

Ripensando al passato, a quando vivevo a Chieti cioè, non provo nostalgia nemmeno per un secondo, anzi mi sembra di non riconoscermi nelle vesti di quella persona che prima ero.
A confronto con ora, mi vedo come un ragazzino che in ogni modo cerca di barcamenarsi o come dire, sopravvivere dentro una gabbia di matti senza avere egli stesso i mezzi che conducono alla sanità mentale. Certi mezzi ce li ho sempre avuti dentro, ma in altri luoghi erano irrealizzabili.

Di mese in mese mi vedo cambiare, profondamente, e sento che sto scoprendo sempre di più qualcosa di migliore che già era nel mio animo e che non riuscivo a tirare fuori.
La strada principale percorsa da me per questa evoluzione è il Brazilian Jiu Jitsu, mi sta costando sudore e fatica ma ne vale la pena, senza dubbio.

La lotta da qualche anno a questa parte è parte integrante e fondamentale della mia vita, parte di quei concetti positivi che mi spingono ad alzarmi la mattina.
Prima mi allenavo di Pugilato e Sanda (boxe cinese), quindi il mio approccio con il BJJ (brazilian jiu jitsu) non è stato facile. Negli stili che consentono colpi è premiata, nel combattimento, la forza, l'aggressività, il colpire duro quasi si fosse rabbiosi, ma nel BJJ non è così.
I primi giorni in palestra erano un disastro, lottavo come un animale che cercava di finire una preda ferita, il risultato era vedermi continuamente sbattuto a terra, finalizzato con leve e strangolamenti e a dirla tutta mi facevo anche male. Tornavo a casa stanchissimo e pieno di lividi e mi chiedevo "ma come si fa sto' giuggizzu?"
Osservando gli altri, ma soprattutto ascoltando i maestri, ho capito che il vero mezzo per riuscire nel BJJ è la testa, la riflessione. Lo sforzo davvero grande in questa AM (arte marziale) è rimanere lucidi in qualsiasi situazione, anche quando l'avversario è sopra di te e ti pressa il pettaccio sudato in faccia cercando di metterti sotto pressione e farti perdere, appunto, la fermezza per capire come difenderti e come uscire da quella posizione svantaggiosa.
Lottando piano, pensando, cercando di ricordare le tecniche mostratemi, ho cominciato a migliorare, a mettere in difficoltà anche io gli altri e di rado anche a finalizzarli. Ho iniziato col BJJ il 15 settembre, quindi ora sono quasi due mesi che lo pratico. Sono un super novellino ma mi sento assolutamente spronato, vuoi da me stesso vuoi dall'ambiente, a migliorarmi e a farmi valere.
Questa arte marziale non sta cambiando solo in tal senso il mio modo di pensare e vivere, (fermezza e lucidità) ma mi sta spingendo anche a riconsiderare il concetto della vittoria.

Tornando al passato, al mio primo match di Sanda, ricordo che mi allenavo da un anno per il mio riscatto, da obeso a combattente, e ricordo che volevo vincere ad ogni costo. Sono salito sul tatami con la convizione che avrei prevalso e così è stato, ho sconfitto il mio avversario.
Dopo quel match però le cose sono andate diversamente, era come se avessi placato una bestia dentro di me, quella che ognuno di noi (quasi) sente e che molti si costringono a tenere a bada nei modi sbagliati.
Avevo una fortissima voglia di vincere contro me stesso, ma una mancanza assoluta nel desiderio di sconfiggere gli altri, e infatti ho perso, ripetutamente.
Andavo sul tatami per dimostrare il mio coraggio, per divertirmi, perchè amo combattere, ma non per vincere. Non uscivo del tutto sconfitto ma nemmeno vincitore da quegli incontri.
Stando a contatto con le persone con cui mi alleno e col mio maestro, ho riconsiderato questo aspetto.

La lotta in contesto sportivo è la nostra guerra, il nostro campo da gioco, il nostro pathos, ma la nostra apoteosi è la vittoria!
Il concetto di andare a competere per partecipare è un pensiero malato e distorto venuto fuori dalla nostra società finto democratica e corrotta, i nostri antenati che tanto hanno conquistato e ottenuto schieravano forse le legioni per partecipare? Milone di Crotone che ha vinto così tante Olimpiadi di Pankration ci andava per partecipare? Ercole ha affrontato il leone e l'ha soffocato pensando di partecipare? non direi. Assodata la vittoria contro la propria accidia, contro l'indolenza, contro il grasso e la paura, ti nasce dentro il desiderio della vittoria sugli avversari, non tanto per sottomettere loro, ma per te stesso.
Quando sei tu a trionfare hai la prova che le tue tecniche, il tuo corpo e il tuo spirito sono allenati bene, che stai facendo le cose giuste, che non sbagli, ma è proprio il concetto di andare a competere "Per Vincere" che ti fa Vincere, se il tuo assetto mentale non è programmato sulla vittoria, non vincerai.
Un tempo non avrei parlato così, ma come ho detto mi evolvo di continuo e forse non sarò mai sazio, non sarò mai soddisfatto, questo spesso mi genera una certa malcelata ansia, così mi sto preparando in tutti i campi per la mia prima gara di BJJ, che si terrà a Milano il 27 Novembre.

A livello fisico tutto procede a gonfie vele, sono a 92 kg (in perfetto peso per la categoria 94.3), la credenza in cucina è un banchetto di frutta secca e tisane, il mio congelatore sembra il deposito di una macelleria e ormai sono diventato un grande amico del fruttivendolo che ha il negozio poco sopra casa mia. Quello di cui mi sto preoccupando di più quindi è la forma mentis.
Cerco di non lasciarmi turbare dall'incompetenza della segreteria della Sapienza, dalle scorrettezze di quelli che si rivelano falsi amici, dalle mille cose da pagare ecc ecc

La mia vita adesso è una ricerca di serenità, allenamento mattutino, meditazione, allenamento serale, il tutto desiderando la vittoria e lavorando per essere rilassato. In questo mi aiuta sia il mio ritrovato spirito, sia le letture elevate di grandi vincenti del passato a cui mi sottopongo con piacere ogni giorno.

In conclusione, sono convinto che come vada vada non mi arrenderò, che darò filo da torcere ai miei avversari e che sarà solo l'inizio per una persona che affronta la vita con l'intento di trionfare in ogni campo.

lunedì 18 ottobre 2010

Ascia di guerra

Amo i miei avversari

Perchè loro mi rendono migliore

Amo il ricordo che ti lascia una persona cara quando muore

Ogni bambino

Che vada a scuola sentendo la black

O si faccia male per un passo di break

Amo mio padre

E se per lui sono una delusione

Vuol dire che si evolve la generazione

Contento di non girare col coltello

Di non fare distinzione tra amico e fratello

Amo la sfida

E se l'anima lascia questa terra

Potranno seppellire il mio corpo

E non la mia ascia di guerra

Amo le braccia della mia famiglia

Che quando è buio si allargano

Come una pupilla

Amo fare le domande alle risposte che mi danno

Così avrò le risposte alle domande che mi fanno

Amo pregare a modo mio

Che a volte una bestemmia

E' il modo più ingenuo di chiedere aiuto a Dio



RIT: SURFA

Io odio

Il male fatto

Per il puro odio

Perchè mi sale l'odio

Ma odio questo odio

Io amo

Felicità negli occhi

Di chi amo

Rispetto perchè amo

Finchè rispetto amo

Io odio

Il male fatto

Per il puro odio

Perchè mi sale l'odio

Ma odio questo odio

Io amo

Felicità negli occhi

Di chi amo

Rispetto perchè amo

Finchè rispetto amo



HOOK: SURFA

Non uso droga

Anche se a scuola va di moda

Passeggeri dove il terrorista è il pilota

Burattini nelle mani di chi gioca

Urlo anche se di voce me ne resta poca



STROFA: SKUBA

Odio troppe cose

Persone famose in overdose

Ma va in galera l'immigrato che gli ha venduto la dose

Chi vota i criminali e si lamenta

Ogni pubblicità di merendina con la società contenta

Ed ogni poliziotto che si prende sul serio

Tanto viaggio con la testa e lì non c'è autovelox

Ogni black block che ha ridotto

In macerie il negozio

Di chi non centrava un cazzo col G8

Chi pensa che la cocaina sia un elisir

Chi fa le foto al papa morto come souvenir

Le gang, gli slang del bang bang

Non è nato dalla violenza

Ma con le feste di Kool Herc

Odio chi rinnega il passato

La SIAE

Ed il resto della mafia che legalizza lo stato

Quelli che non corrono e restano immobili

Odio la pena di morte

Tranne che per i pedofili

Chi è vegetariano e c'ha il visone

Non poter rispondere ad un professore

Che si sfoga per la frustrazione

Chi c'ha le donne col burka

E c'ha l'harem

Ogni prete che pensa ad altro

Quando dice amen



RIT: SURFA

Io odio

Il male fatto

Per il puro odio

Perchè mi sale l'odio

Ma odio questo odio

Io amo

Felicità negli occhi

Di chi amo

Rispetto perchè amo

Finchè rispetto amo

Io odio

Il male fatto

Per il puro odio

Perchè mi sale l'odio

Ma odio questo odio

Io amo

Felicità negli occhi

Di chi amo

Rispetto perchè amo

Finchè rispetto amo



HOOK: SURFA

Non uso droga anche se a scuola va di moda

Io odio il male fatto per il puro odio

Passeggeri dove il terrorista è il pilota

Perchè mi sale l'odio ma odio questo odio

Burattini nelle mani di chi gioca

Io amo felicità negli occhi di chi amo

Urlo anche se di voce me ne resta poca

Rispetto perchè amo finchè rispetto amo





martedì 12 ottobre 2010

Essere liberi

Cosa vuol dire libertà? Cosa vuol dire essere liberi? E’ un argomento trattato e studiato più o meno da quando è nata la parola in sé. Alcuni dicono che essere liberi voglia dire “fare tutto ciò che ci pare”, altri dicono che “la propria libertà finisca dove comincia quella degli altri”; sicuramente ad affermare queste cose sono stati uomini molto più saggi e sapienti di me, ma mi sento di dire che non sono d’accordo, almeno non totalmente, con queste definizioni di libertà.

Prendendola alla lontana, io direi “libertà è rettitudine”, chi mastica certi argomenti sicuramente avrà capito a cosa mi riferisco e, senza ombra di dubbio avrà compreso che una frase del genere è assolutamente attuale soprattutto al giorno d’oggi. Posto che il cosmo ci ha donato un destino a cui adempiere e da comprendere, non voglio parlare di credenze o religione, ma di sistema – mondo e conseguente opposizione ad esso.

Anticamente – anche se non per tutta la popolazione – era presente nella vita di tutti i giorni un codice, un codex comportamentale. Per noi italiani (romani) era il Mos Maiorum, un elenco di virtù tese a far agire l’uomo secondo giustizia, in accordo con ciò che lo circonda. In particolare, erano presenti la giustizia sociale e la giustizia verso se stessi. Sensus civicus: il concetto di comunità come organo supremo di cui si fa parte, che bisogna rispettare e per cui bisogna lottare, Deditio: l’impegno con cui ci dedichiamo anima e corpo ai nostri obiettivi, Salubritas: il rispetto del proprio corpo, LIBERTAS: libertà da tutto ciò che soggioga e corrompe. Come si può vedere i mores (maiorum) sono tanti, ma la definizione di libertà per i romani è attinente a ciò che ho scritto poco fa, essere liberi di non far parte del marcio che ci circonda e questo, che lo si capisca o meno, si può ottenere solo attraverso la rettitudine.

Essere fermi, capaci di agire in armonia con sé stessi, privi di timore per quello che potrebbe accadere, liberi da condizionamenti esterni. Basta passeggiare per le strade delle città più grandi (ma anche di popolazione media ormai) del mondo per rendersi conto di quanto si sia esteso nel territorio globale il dominio americano. Mcdonald’s, Starbucks, mentre i servi del gioco capitalistico gioiscono per l’arrivo di queste catene mangiasoldi le persone sane di mente si chiedono, Mcdonald’s fa cibo buono? Noi dobbiamo farci fare il caffè dagli americani? In sostanza, avevamo bisogno di tutto questo? No, la risposta è no. Se ci fosse ancora il Sensus Civicus noi ameremmo essere italiani, ci terremmo a rispettare la nostra tradizione pur senza fossilizzarci dentro i nostri confini. La realtà è che NON siamo liberi di scegliere, la verità è che ci stanno trasformando in un massa informe di americani obesi e drogati. Le persone si credono libere fumando gli spinelli, andando a manifestare contro Berlusconi e seguendo i discorsi dei vari capi popolo come Beppe Grillo o Marco Travaglio, ma non sono liberi, gli viene imposto di seguire il modello del “falso rivoluzionario” dai film, dalle magliette con la faccia di Che Guevara, dai vecchi e inossidabili (quanto inutili) partiti.

La base per una rivalsa dovrebbe essere comprendere questo meccanismo, è inutile andare in piazza a manifestare contro questo o quell’altro se si è schiavi o corrotti dentro. Iniziamo per prima cosa a farci delle domande “cosa è successo al mio paese?” Il nostro paese non esiste più, non è in mano nostra probabilmente da molti molti decenni e la maggior parte delle persone non se ne accorgono. La globalizzazione è un male perché distrugge la tradizione di un popolo, e distruggendone la tradizione ne annienta l’identità. Non siamo più italiani, tedeschi, inglesi e francesi, fra qualche anno – ma già ora – saremo tutti americani, molti già lo sono. Non esiste più l’Italia con la sua cultura latina e romana, non esistono più o quasi più i francesi e così via, esistono un paio di superpotenze egemoni che attraverso il vero mezzo di potere degli ultimi due secoli, ovvero il denaro, gestiscono l’andamento del mondo e decidono come deve andare. Non sono un economista né un antropologo, ma tutto ciò che sto scrivendo è sotto gli occhi di tutti.

Un’altra domanda che dobbiamo porci è “Come mi vuole il sistema?” in un mondo in cui il dominio è economico e falso democratico, per ovvie ragioni i pochi che hanno potere, gli stessi che inventano crisi e incassano dollari con guerre combattute per ragioni tutt’altro che idiologiche, desiderano un cittadino privo di identità, debole e manovrabile. Cosa c’è di meglio quindi dell’obeso cliente abituale del mcdonald’s, stressato per le troppe sigarette e per i vestiti di marca che non gli cadono bene poiché sovrappeso, frustrato per il posto di lavoro che non riesce ad ottenere e che si consola immedesimandosi nei calciatori davanti alle partite o sognando di essere coi tronisti nello studio Maria De Filippesco? Nulla, stanno ottenendo esattamente ciò che vogliono. Cosa vince su tutto? L’inedia, l’accettare lo stato malato delle cose, il credere di fare qualcosa condividendo dei link di protesta sui social network.

E infine, cosa si può fare? Cosa possiamo fare perché il nostro paese ritorni autonomo? Probabilmente chi la pensa come me non vincerà, probabilmente questo è un processo irreversibile, ma si deve provare, bisogna reagire, combattere. Dobbiamo essere LIBERI di dire NO a quello che vogliono imporci, io non guardo la tv, io non mangio al mcdonald’s, io non sogno il vestito di marca e la macchina, io non fumo, io non mi drogo, io voglio essere una persona forte e autonoma, voglio veder risorgere il mio paese per quello che è, con la sua identità. Iniziamo quindi a boicottare tutto ciò che c’è di negativo, smettiamola di arrenderci all’inedia e, prima di credere di essere dei nuovi Che Guevara o dei nuovi Benito Mussolini, curiamo noi stessi. “Mens sana in corpore sano”, quando dici “mi iscriverò in palestra”, limita le parole e fallo, quando dici “devo perdere dieci kg”, non aspettare, fallo. Condurre una vita sana e scevra dall’attitudine autodistruttiva della nostra epoca è solo il punto di partenza, osare, agire, è la base per costruire la nostra persona. Inizieremo a studiare, a informarci dalle varie fonti senza berci come pecore le idiozie delle testate giornalistiche schierate e dei finti liberatori.

Diventando persone migliori fisicamente e intellettualmente, curando il nostro corpo e la nostra mente come fossero (quali in effetti sono) un dono da preservare, inizieremo ad essere retti, ad essere LIBERI di combattere per ciò che è giusto. Non parlo di odio per gli altri paesi o per le altre culture, parlo di amore per se stessi e per la propria terra. Dobbiamo iniziare a pecepire ciò che ci circonda come parte di un tutto di cui facciamo parte, per poi decidere che non dobbiamo esser noi l’anello debole della catena, dobbiamo decidere di essere duri come l’acciaio per poter essere utili almeno di poco se non per l’intera nazione, almeno per coloro che ci circondano. Io sono stato aiutato a sollevarmi dallo stadio di bestia umana, aiuto e aiuterò altri che sono come ero io ad alzare la testa, questa è resistenza, nel nostro piccolo, nel nostro angolo di mondo, capire cosa c’è di sbagliato davvero e cercare di cambiarlo giorno per giorno. Ognuno ha il suo modo per capire e per reagire, l’accademia di arti marziali (Brazilian Jiu Jitsu per quanto mi riguarda) è il mio angolo di libertà nella vita distorta di tutti i giorni, lì io e i miei compagni d’allenamento lottiamo per salvare il nostro spirito ma ognuno ha il suo modo per ribellarsi, per capire cosa deve fare su questa terra e agire di conseguenza, basta solo osare, muoversi, non arrendersi all’inedia.

Io non scrivo da un piedistallo, non credo di essere perfetto, ogni giorno per me è una lotta contro tutto ciò che vorrebbe incatenarmi e riportarmi allo stadio bestiale, ma ogni giorno si tiene duro per cercare di far qualcosa di buono e, se qualcuno leggendomi deciderà di reagire, allora avrò fatto qualcosa di utile e ne sarò felice.

La libertà è rettitudine.

Riccardo Poleggi

domenica 3 ottobre 2010

L'istinto Lottatorio


Ogni uomo ha delle capacità innate, qualcosa che lo diversifica dagli altri: c'è chi è bravo con la matematica, chi con le lingue, chi è capace di costruire i palazzi e così via.

Una cosa c'è che accomuna tutti gli uomini, gli istinti: ognuno di noi ha bisogno di mangiare, bere, espellere, accoppiarsi e lottare. Se nella stessa culla metti de bambini, cosa faranno? lotteranno, questo non perchè siano animali, ma perchè difenderci e attaccare è nel nostro sangue. Chi ha la fortuna di praticare sport da combattimento o arti marziali reali si sarà accorto che tutto ciò che ci insegnano in palestra è dentro di noi, allo stadio grezzo o embrionale, ma c'è.

Per un Romano, una persona che si dice Tradizionale, la cosa dovrebbe essere ancora più marcata. Roma è sempre stata in guerra, è nel nostro codice genetico combattere e farci valere sul campo di battaglia. La lotta è crescita, formazione, lo sapevano bene Giulio Cesare, Alessandro Magno, Platone (che vuol dire "dalle larghe spalle", era proprio un nome da battaglia usato nel pankration). Soprattutto in un mondo come questo, un mondo in cui le persone non fanno altro che fuggire dalla sofferenza, lottare è un'azione di matrice divina, andare addosso alle proprie paure, affrontarle, sconfiggerle ogni giorno sul tatami o sul ring.

Solo combattendo sarà possibile formarsi da Uomini e non da vigliacchi, essere Tradizionali è quindi comprendere a pieno anche l'importanza di questo aspetto formativo del passato. Incominciamo da piccoli con la filosofia e la lotta, e anche da "vecchi", non è mai troppo tardi, solo così avremo la "mens sana in corpore sano", solo così potremo vedere individui forti, caparbi, testardi, saggi, sicuri, fedeli, solo così saremo VERI ROMANI.

Vedo tante chiacchiere, tanti gentili panzoni e ubriaconi, non voglio che Res Pvblica sia questo, voglio vedere uomini intraprendenti e liberi, in forma mentalmente e fisicamente, sempre pronti alla battaglia. Deve essere un dovere morale di ognuno di noi.

Ad majora semper!

sabato 25 settembre 2010

Warrior spirit




"I'm Ready, it doesn't matter with who or where, on foot or on horseback, with maces or poleaxes. To fight, to first blood or to death, it doesn't matter: I'm ready to fight." - Aleksander Emelianenko


giovedì 2 settembre 2010

Tu non sei il tuo lavoro

Non sei la quantità di soldi che hai in banca
Non sei l'auto che guidi né il contenuto del tuo portafogli
Non sei i tuoi vestiti di marca.

La pubblicità ci fa desiderare auto e vestiti, ci fa fare lavori che odiamo per comprare cazzate inutili! Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo né posto.
Non abbiamo la Grande Guerra né la Grande Depressione.
La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita.

La televisione ci ha convinti che saremmo diventati miliardari... miti del cinema... rock star... ma non è così e lo stiamo imparando, e ne abbiamo veramente, le palle piene!